Ottobre 2019, domenica sera, apro la porta di casa, sono un po’ stanca, piena di borsoni, poco fa sono scesa da un aereo.
Sto rincasando dopo una settimana che ho trascorso nel Nord della Francia e dopo aver chiuso la porta ed essermi buttata sul divano penso che mi sembra di essere stata via per mesi.
Mesi si, perché che io abbia visto, fatto, sentito, mangiato, respirato così tante cose in una sola settimana è un qualcosa che ha dell’incredibile. Eppure è andata proprio così.
In una settimana sono stata al mare con un tempo da lupi, ho visto le foche, ho camminato dentro al letto di un fiume, ho passeggiato dentro un’utopia socialista fatta di mattoni, ho viaggiato in auto per campagne sconfinate, ho mangiato tantissimo formaggio, ho navigato su dei canali d’acqua che formano un reticolo in mezzo agli orti, sono stata ad un concerto di un tipo mezzo cieco, ho visto la cattedrale più grande di Francia, sono arrivata al confine con il Belgio, ho visto un sacco di mostre d’arte.
Soprattutto ho imparato a conoscere la nuova vita che un caro amico si è costruito in questi luoghi, ho stretto la mano ai suoi amici, fatto amicizia con la sua ragazza, dormito per una settimana in un materasso posizionato in centro al salotto e ho potuto per questo complimentarmi con le mie ossa, che ancora si sanno adattare.
Il nostro amico è stato un affettuoso ospite e un’ineccepibile guida; si è preso la briga di organizzare itinerari e gite che mi hanno permesso di vedere tutto quello che vi ho appena elencato e sono tutte cose che difficilmente avrei potuto scoprire senza di lui.
Dal mio divano blu di casa ripenso a tutto questo e ho anche un altro motivo per essere felice; anche se i chilometri che separano Venezia da Amiens sono rimasti gli stessi, sento che la distanza che mi separa da un amico è oggi più breve.
Ma ora proviamo a raccontare tutto quello che è successo.

Vi presento la combriccola. Siamo io e Lorenzo, il mio ragazzo, partiti per venire a trovare il nostro caro amico Giga ad Amiens, dove vive da qualche anno. Qui abbiamo conosciuto anche la sua ragazza, Miriam, e per un paio di giornate abbiamo avuto anche l’occasione di incontrarci con Chiara, un’amica comune e mia storica compagna di vita che vive a Parigi (che non dista molto da Amiens).
Amiens si trova, infatti, a nord di Parigi nella regione della Piccardia, la quale recentemente si è unita ad altri territori per formare la grande regione Hauts-de-France.
Storicamente, la Piccardia è una regione contadina, dedita all’agricoltura e all’allevamento. I suoi abitanti vengono chiamati gli Ch’tis e potete farvi un’idea di come essi siano e di come vengano visti dagli altri francesi guardando il film “Bienvenue chez les Ch’tis” altrimenti detto “Giù al Nord”. (L’italiano film con Claudio Bisio “Benvenuti al Sud” è costruito sulla falsa riga di questo film francese).
La terra degli Ch’tis è caratterizzata da interminabili distese di campi e prati interrotti solo da qualche pala eolica e sono questi i paesaggi che riempiono lo spazio tra una cittadina e l’altra. Sono poche le grandi città piccarde e Amiens è la maggiore di esse.

La mia settimana è stata così ricca di tappe-cose-persone che ho deciso di dividere il mio diario di viaggio in episodi. Questo è il primo e si parte dal centro, da Amiens; on y va!

AMIENS

Città antichissima che appare più volte come fulcro della storia europea, Amiens oggi conta 137 mila abitanti e si trova a poco più di un’ora di treno da Parigi. Forse è proprio a causa della vicinanza con la capitale Francese che Amiens spesso rimane fuori dagli itinerari turistici più comuni. Eppure è una città che ha molto da offrire e noi cominciamo a scoprirla con una passeggiata in centro.
La prima cosa che la nostra guida ci fa notare sono le amiénoises, le tipiche case di Amiens, che oggi si mescolano e perdono tra edifici più contemporanei.
Oggi le amiénoises si concentrano nel quartiere di Hotoie, ma se ne vedono anche in altre parti della città. Si riconoscono facilmente perché sono fatte di red bricks, gli stessi che caratterizzano molte case inglesi.
Ad Amiens, un tempo, nelle amiénoises vivevano i nobili e gli aristocratici e al loro interno i pavimenti sono ricoperti di piastrelle dipinte che conferiscono grande eleganza all’ambiente.
Un piccolo particolare che ci ha molto incuriositi è che fuori dall’uscio, proprio vicino alla porta, in molte case si vedono ancora delle sporgenze in metallo che servivano a pulirsi la suola degli stivali dal fango prima di entrare in casa.

Divertiti senza ragione da questo dettaglio, attraversiamo un grande viale alberato arriviamo subito nel centro di Amiens, dove ampie vie pedonali sono percorse dai cittadini intenti a godersi questo sabato pomeriggio.
Dopo aver comprato qualcosa, non possiamo non allungare il percorso fino ad arrivare alla famosa Cattedrale di Amiens, il monumento più celebre di tutta la città.
La cattedrale si intravede già da distante perché per secoli una legge cittadina imponeva a tutti edifici di non superarla in altezza e questo per molto tempo le ha concesso il primato e il dominio sullo skyline della città. Le sue strutture quindi spuntano dai tetti, i suoi archi si lasciano intravedere in scorci fortuiti tra i vicoli e una volta raggiunta la piazza dove la Cattedrale poggia i piedi la sua maestosità ci fa sentire delle piccole formiche con sotto braccio delle baguette.
Parlando di numeri, la sua superficie misura 7000 metri quadri, la sua altezza è pari a 42,30 metri e misura 133 metri di lunghezza. La sua costruzione cominciò nel lontano 1220 per volere del vescovo Evard de Fouilloy e i lavori si conclusero velocemente per i tempi di allora; nel 1288 l’opera era conclusa e la città di Amiens aveva la sua enorme cattedrale in pieno stile gotico.
Pensate che la Cattedrale di Amiens è talmente grande che potrebbe contenere Notre Dame de Paris!
Per un approfondimento sulle caratteristiche architettoniche della cattedrale vi rimando a siti più competenti in materia, ma quello che posso dirvi è che la cattedrale ha tre navate che sembrano andare verso l’infinito e oltre, per non parlare di dove vanno in altezza le pareti ornate con delle gigantesche vetrate colorate che ci portano subito dentro un’atmosfera medioevale.  Se mi girassi e dal portone entrasse un cavaliere in armatura devo dire che non mi stupirei.
Cappelle laterali, archi, trifore, pulpiti, statue, dipinti, organi e addirittura la reliquia della testa di Giovanni Battista; chi più ne ha più ne metta.

Ci lasciamo alle spalle la gigante cattedrale e torniamo verso casa per pranzare insieme.
Passeggiando scorgiamo in lontananza un altro edificio che svetta al di sopra della normale altezza delle case; è la Torre Perret e Giga ci spiega che anch’essa è un importante simbolo di Amiens.
L’edificio nacque durante la ricostruzione della città dopo la Seconda Guerra Mondiale per mano dell’omonimo architetto, Auguste Perret, che progettò e realizzò la Torre con un’altezza di 110 metri: era, e restò per molti anni il più alto grattacielo europeo.
Per progettare la nuova torre di Amiens Perret si ispirò ai grattacieli americani e il richiamo di quel tipo di architettura è evidente anche agli occhi meno esperti (ad alcuni potrebbe ricordare i grattacieli di Gotam City!).
La Torre Perret è visibile da distante non solo per la sua altezza ma anche per un sistema di luci che ne ricopre quasi totalmente la superficie. Sono luci che cambiano colore, che passano dal fucsia al verde brillante, dal rosso vermiglio al blu mare.
Ci sembra di capire che dietro a questo gioco di luci di discutibile effetto estetico ci sia una sorta di simbologia di un orologio, ma la Torre Perret, onestamente, non ci piace per nulla. Le siamo però grati perché ci indica sempre la via di casa.
Quello che invece ci piace molto e che negli ulti anni sta cominciando ad attirare numerosi turisti, francesi e non, ad Amiens è la riscoperta di un percorso storico-naturalistico nel cuore della città. Se provate a cercare su Google delle idee per le vostre vacanze ad Amiens, molto spesso questo è il primo risultato che vi viene proposto. Di cosa stiamo parlando? Degli Hortillonnages.


Gli hortillonnages sono una zona di terreni, orti e giardini delimitati da un corso d’acqua che come un serpente striscia e si snoda tutto intorno a loro. Esistono da più di 800 anni; un tempo si estendevano per 10.000 ettari (oggi ricoprono una superficie ben inferiore) ed erano terreni interamente dedicati alla coltivazione di quei prodotti agricoli che costituivano la ricchezza dell’economia locale.
Negli anni gli orti furono progressivamente abbandonati finché recentemente si è costituita una associazione locale che lavora per la cura, la manutenzione e la promozione turistica di questa particolarissima zona della città di Amiens.
Grazie al lavoro dell’associazione è oggi possibile visitare gli hortillonnages facendo un giro in barca lungo il canale insieme ad una guida (molto simpatica) che per circa un’oretta ci mostra questo luogo e ce ne racconta la storia. Il tour è davvero piacevole e l’atmosfera in cui siamo immersi è decisamente unica.
Se non sono abbandonati, i giardini ora appartengono a privati cittadini che li hanno acquistati per una modica cifra e che se ne prendono cura, oppure fanno si che i giardini si prendano cura di loro.
C’è chi ha scelto di utilizzare questi terreni come orti e ci coltiva coloratissime varietà di frutta e verdura; c’è chi invece ha deciso di utilizzare questo spazio come angolo di serenità e relax per il weekend, come un grande giardino in cui si può sonnecchiare al sole e pranzare con gli amici.
Ciascun giardino è meraviglioso e unico, un tripudio di creatività.
È così che spuntano da ogni angolo spaventapasseri, sedute costruite con i bancali, girandole, nani da giardino, fenicotteri e strutture colorate per giocare.
Finito il giro in barca mi sento ricaricata e penso a come sarebbe bello avere uno di questi antichi orti per prendermene cura.
Mi raccomando, se siete ad Amiens non potete perdervi la visita agli hortillonnage.

Coloro che ancora oggi utilizzano gli hortillonnages come terreni coltivabili possono vendere i loro prodotti in un mercato il sabato mattina che ha luogo nel quartiere di St. Leu.
Il mercato è molto carino, i banchi si dispongono lungo una stradina che diventa un percorso ricco di mille colori e profumi; tantissimi ortaggi, miele, formaggi (ricordiamoci la bontà dei formaggi francesi), piante e fiori in un’atmosfera di serenità che è la stessa che abbiamo provato solcando il fiume tra gli hortillonnages.

Nella zona si trova anche un piccolo panificio gestito da un ragazzo arrivato ad Amiens qualche anno fa. Dirimpettaia a lui è una libreria indipendente che sembra essere molto fornita.
Usciamo da St.Leu passando per una via piena di vecchie case colorate. Un arcobaleno di muri gialli, blu, rosa, rossi. Scelgo i miei due colori preferiti per farmi scattare una foto ricordo, il lilla e l’azzurro.

Il quartiere di cui vi ho parlato, St.Leu, ha una storia interessante.
Abitato fin dall’antichità, probabilmente fu qui che nacquero i primi insediamenti che diedero poi vita alla città di Amiens.
Nei secoli il quartiere di St.Leu fu caratterizzato dall’essere una zona di gran lavoro grazie alla vicinanza con il fiume che attraversa ancora oggi l’intero quartiere. Fin dal Medioevo qui si insediarono tessitori, conciatori, tintori e mulini. Nel tempo la zona rimase dedita all’operosità e caratterizzandosi come quartiere operaio prima e sobborgo malfamato e povero poi.
Più di recente, negli anni ’70 del Novecento, St.Leu venne però considerata zona ormai non più igienica e tollerabile per la città e divenne oggetto di un progetto di ristrutturazione e risanamento durante il quale molti edifici furono oggetto di riconversione, ma furono molti di più quelli demoliti dopo aver sfrattato i residenti.

Al loro posto furono costruiti complessi più moderni e appetibili nel mercato immobiliare. Alcune grandi strutture di proprietà comunale destinate a fornire servizi welfare di base vennero vendute a privati.
St.Leu venne identificato come il quartiere perfetto per ospitare gli studenti e la movida di Amiens, che come si sa ben coesistono insieme.
Molte delle nuove case di St.Leu sono quindi affittate ai giovani che vengono qui per studiare e che si iscrivono all’Università di Amiens.
Inoltre, ad incrementare questa “destinazione d’uso” del quartiere contribuisce un grande polo universitario che è stato recentemente inaugurato a pochi passi dal quartiere; si tratta del Projet Cittadelle, un progetto che si inserisce perfettamente in quella rigenerazione urbana partita negli anni ’90 che coinvolge i quartieri settentrionali di Amiens, con l’obbiettivo di riqualificarli e riconnetterli al centro.
Il Progetto Cittadella, curato tra gli altri dall’italiano Renzo Piano, ha trasformato i resti storici di una ex fortezza militare voluta da Enrico IV nel XVI-XVII secolo in un nuovo e modernissimo campus universitario.
Tutto intorno, la cinta muraria offre una bella passeggiata, accessibile a tutti, da cui si può godere di un vasto panorama che abbraccia Amiens.

In questo nuovo habitat, a St.Leu hanno aperto negli ultimi anni numerosi bar, ristoranti, pub e locali che si sono disposti sopratutto lungo le sponde del fiume, illuminando le notti di Amiens di luci colorate.
Tra le tante attività possibili segnalo la Lune de Pirates, un locale notturno che ospita sempre bei concerti dal vivo. La Lune è gestita da una associazione di ragazzi di cui anche il nostro amico Giga fa parte. Passiamo una bellissima serata al concerto di Mohamed Lamouri, un cantante di räi diventato famoso per le sue performance lungo la linea 2 della metro di Parigi.

Visto che ne stiamo parlando, vi cito alcuni posti in cui poter passare una bella serata, oltre alla già citata Lune de Pirate.
Cominciamo con una birretta al Bar du Midi, un piccolo bar in centro non distante dalla Cattedrale, in cui troverete ottime birre locali, simpatia e spesso un concertino dal vivo. Al mercoledì molte persone si ritrovano qui per la consegna del “paniere”, una cesta di ortaggi a km0.
Poi potete spostarvi alla Maison de la Culture, un enorme polo culturale cittadino dove l’offerta spazia dal cinema, al teatro e alla musica.
Le Maison de la Culture sono istituzioni culturali che esistono in tutta la Francia e la loro nascita risale al secondo dopoguerra, precisamente nel 196 per mano dell’allora ministro della cultura Andrè Malraux.
I principi e le finalità sono chiari: si voleva creare un posto che potesse accogliere tutte le arti per offrirle a tutti i cittadini. L’Ambizioso progetto si scontrerà presto con la realtà, con i cambiamenti portati dal ’68 e con la mancanza di finanziamenti: delle 95 previste, sono solo 7 le Maison de la Culture che prenderanno effettivamente vita e una di queste si trova ad Amiens ed è tutt’ora sede di moltissimi eventi.


La cultura ad Amiens non manca nemmeno nelle sue forme più tradizionali, i Musei.
È qui infatti che ha sede il Museo di Piccardia, molto famoso in tutta la Regione, ma che non abbiamo potuto visitare a causa di lavori di ristrutturazione in corso.
Abbiamo però ripiegato su un altro museo che illustra un pezzo di storia importante di questa città; siamo stati alla Maison de Jules Verne.


Ebbene si, il creatore delle ventimila leghe sotto i mari, dei giri del mondo in mongolfiera, del viaggio a centro della terra ha vissuto ad Amiens e per la precisione se fosse ancora vivo oggi sarebbe il vicino di casa del nostro amico Giga.
Io sono una lettrice appassionata perciò visitare la casa di un celeberrimo scrittore è qualcosa che mi emoziona molto.
Si comincia da una veranda piena di piante, un locus amoenus che mi immagino possa avergli dato ispirazione; me lo vedo in vestaglia col caffè fumante in mano che guarda il sole mattutino alzarsi fuori dalle verande, ma andiamo avanti.
In questa casa museo ci sono alcune stanze particolarmente interessanti come l’enorme biblioteca, il minuscolo studiolo in cui il romanziere ha scritto effettivamente gran parte dei suoi romanzi e una stanza che egli ha voluto arredare come se fosse l’interno di un sottomarino. Jules Verne è stato una figura molto importante non solo per la letteratura mondiale, ma anche per la città di Amiens nella cui vita pubblica e culturale si è sempre impegnato e per questo oggi da questa città è celebrato e ricordato.

Per gli amanti della storia, gli amanti della musica, gli amanti del divertimento e gli amanti della natura e delle cose genuine qui c’è posto; sembra che Amiens sappia accogliere ciascuno di noi.
E se c’è cultura per tutti i gusti, ad Amiens anche la cucina soddisfa tutti i palati.


A cominciare dalla colazione la scelta è ampia: Croissant, Pains au Chocolat, un pezzo di Baguette con sopra burro salato e marmellata (eccezionale!) o una fetta di Gâteau Battu tipico di Amiens, che consiste in una fetta di pan brioches.
Se parliamo di dolci tipici di Amiens non possiamo non nominare i Macarons d’Amiens. Probabilmente molti di voi conoscono i Macarons come quei piccoli dischetti colorati che vanno molto di moda negli ultimi anni; sono quelli, ma quello di Amiens è differente. Quest’ultimo si presenta senza colorazioni sgargianti, infatti è color biscotto; ha poi una consistenza morbida, non croccante. È a base di mandorle e miele. Perché è tipico di Amiens? Semplicemente perché è qui che è nato, nella pasticceria in centro, quella della famiglia Trogneux, famiglia alla quale appartiene Brigitte prima moglie del presidente francese Macron.

Passando ai piatti salati, la cucina francese è molto ampia e spazia tra numerosissime ricette. Qui ne ho gustate alcune, come la Ficelle Piccarde (tipica di questa regione della Francia, come si evince dal nome) ossia una crepes ripiena di formaggio, prosciutto cotto e salsa ai funghi.
Un altro piatto francese che mi piace moltissimo è la Quiche Lorraine, una specie di torta salata che nella sua versione più classica contiene uova, groviera, pancetta e panna fresca, ma che ovviamente trova nella fantasia umana un’infinità di varianti possibili.
Ma, tra tutte le cose che abbiamo assaggiato qui, sicuramente una che ci è rimasta nel cuore è la Raclette e non solo per il suo sapore.
Quello della raclette è prima di tutto un rito conviviale; è un piatto che si mangia in compagnia e la sua stessa preparazione porta a creare momenti di condivisione. Spesso qui in Francia tra amici ci si trova per una “serata raclette” e il nostro Giga ne ha organizzata una a casa sua in nostro onore, invitando tutti i suoi amici per farceli conoscere.
Ma insomma, cos’è questa raclette?
Tecnicamente raclette è il nome di un formaggio che, in queste occasioni, è il protagonista del rito. Le fette di questo formaggio vanno poste da ciascun commensale su di una apposita palettina da inserire poi in un mini forno elettrico posto al centro del tavolo, in condivisione.
Una volta sciolta, la fetta di formaggio viene adagiata su una patata lessa o al cartoccio e accompagnata da affettati e sottaceti. Nell’attesa dello scioglimento del formaggio ci si conosce, si chiacchiera molto e si sorseggia del buon vino.
A chiudere questa piacevole serata, che ci ha fatto sentire parte di quella che è la quotidianità di chi vive qui, non poteva mancare la chitarra suonata intonando canzoni, un po’ italiane, un po’ francesi.

Ora andiamo a dormire, che domani è un altro giorno pieno di cose che aspettano solo noi.
Tra qualche giorno potrete leggere la seconda parte del mio viaggio in Piccardia…

Dischi ascoltati
Noir Désir, Des Visages des figures

Libri letti
K. Follett, I pilastri della terra

Continua a seguire il mio viaggio in Piccardia!
Puoi trovare il seguito di questo articolo QUI

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