Staccare la spina per qualche giorno visitando un posto nuovo è molto più semplice di quanto non si creda. Nello scorrere della routine quotidiana si è portati a pensare che sia complicato organizzare un viaggio, prenotare l’alloggio e decidere qual è la data giusta per partire, perchè ci sono sempre mille cose da fare, un sacco di impegni a cui presenziare. E invece quando si comincia a scardinare questa convinzione si scopre che prendere e partire è molto più semplice di come ce lo si immagina.
La data? Se fate attenzione ad evitare il compleanno di vostra madre ed il giorno del matrimonio dei vostri amici non è così impossibile trovare i giorni giusti per assentarvi.
La meta? Scegliete il vostro mezzo di trasporto e commisurate i chilometri da percorrere al tempo che avete a disposizione.
I soldi? Scoprirete anche quant’è facile non spendere tanto più di quello che comunemente spendereste in un weekend passato a divertirsi nella vostra città. E poi, ma non ne vale la pena in questa vita che è una sola?

Dopo questa filippica che vuole essere un invito per tutti voi a mollare l’ancora e a salpare, perchè fa bene a mente, cuore e spirito, ecco di seguito il racconto della mia ultima gita fuoriporta.

Per scampare all’afa e alle città deserte dei weekend di Agosto ce ne siamo andati per un paio di giorni a Rovigno, una città della Croazia che dista solo 3 ore di auto da Venezia.
Rovinj è una cittadina di dimensioni incredibilmente ridotte, è come una perla dentro la sua conchiglia, una noce dentro al suo guscio. La città vecchia sorge su una piccola collina, un lembo di terra che con tutte le sue forze sembra protendere verso il mare. Le labirintiche viuzze e le casupole sono tutte ammassate attorno al campanile della Chiesa di Sant’Eufemia, che si erge come a dire eccomi, sono qui.
Ai piedi della chiesa si trovano un paio di spiaggette di scogli e mare blu. La sensazione di essere al mare, ma allo stesso tempo di essere nel pieno centro cittadino è molto strana e divertente. Trovate il vostro scoglio preferito, godetevi un bagno in un’acqua limpida e profonda e aspettate qui l’ora del tramonto; il sole cade nell’orizzonte proprio davanti a voi.

La città vecchia è piena di localini e ristoranti molto curati, ma molto turistici. Non è semplice trovare un posto in cui mangiare bene senza spendere troppo e senza cadere in piattazzi turistici, tuttavia poichè la panza è una delle nostre bussole in viaggio, ce l’abbiamo fatta. Se non avete troppe pretese e se non cercate una location a cui Borghese darebbe un 5 potete andare da Torkolo. Non fatevi impressionare dal menù esposto con fogli plastificati all’esterno del locale, non siamo a Porto Cervo e magari così vi sarà anche più semplice capire cosa state ordinando alla cameriera croata. Se avete superato indenni questi primi scogli che spesso fermano i critici culinari da TripAdvisor potete godervi una buonissima grigliata di orata e calamari accompagnata dal contorno tipico di queste zone, le patate con la bieta, il tutto abbeverandovi con una birra, che qui costa meno dell’acqua.

Per bere qualcosa dopo cena andiamo al “Al Limbo“, posto che conosciamo grazie ai consigli di un amico.
La proprietaria è di una scortesia unica, ma la cosa sembra essere abbastanza diffusa quindi non ci facciamo più di tanto caso. Quello che conta è che il suo bar è meraviglioso. A renderlo particolare è lo spazio esterno; tavolini, cuscini e piante verdeggianti sono disposti lungo una scalinata di pietra vecchia com’è vecchia Rovigno. Lo spazio è appartato, qui non passa quasi nessuno perché questa strada non porta da nessuna parte, solo ad una corte con qualche casa intorno. Il relax è totale.
Passeggiando verso casa notiamo che la pavimentazione di tutta la città vecchia è scivolosa come una pista di pattinaggio sul ghiaccio. Sarà la famosa pietra d’Istria? Non lo sappiamo, ma ci teniamo stretti forte e penso che ad uno sguardo esterno l’impressione sia quella di due idioti. Procediamo a tentoni fino a casa ponendoci una domanda; ma quando piove? Mistero.

Per il nostro secondo giorno qui scegliamo di aggiungere qualche km e raggiungere Premantura, la punta che più punta non si può dell’Istria. Premantura è una piccola (leggi campanile e quattro case intorno) cittadina oltre la quale comincia  il Kamenjak National Park. Si può accedere a piedi, in bici o con dei mezzi a motore (si anche l’auto) e a seconda di come state entrando c’è un piccolo biglietto da pagare.

A questo punto avete a disposizione 4km di parco naturale con numerose spiagge e baiette sia a destra che a sinistra, tutte da scoprire.
Noi scegliamo la costa orientale perchè mi è stata consigliata, ancora una volta, da un’amica e per la precisione andiamo alla spiaggetta di Drazice, un misto di scogli e sassolini. L’acqua è veramente bellissima e mi spinge a chiedermi; ma perchè a Venezia che sta a così poche ore di mare, giusto qui davanti (più o meno) non abbiamo non possiamo avere una cosa anche solo simile a questa? La risposta la so, ma preferirei non dovermi porre la domanda.
Comunque, perchè abbiamo scelto di fermarci qui? Perchè dalla strada principale sbirciando giù per la viuzza che porta a Drazice, eretti come colonne greco romane, fiere, si stagliano all’orizzonte due postazioni barbecue ad uso comune. Noi non lo sapevamo e non siamo attrezzati, ma al mio ragazzo sono venuti gli occhi a cuore e penso che sia rimasto a fissare sognante quelle due griglie per tutta la giornata.

Dopo aver passato una giornata meravigliosa tra sole e tuffi, è doveroso raggiungere la punta estrema di Premantura dove si trova il Safari Bar. Mi sento veramente in imbarazzo nel descrivere un posto così assurdamente geniale e meraviglioso ma ci provo. Credo che l’idea dei gestori sia stata quella di creare il punto di congiunzione tra l’isola che non c’è di Peter Pan e il libro della giugla di Mowgli.
Il Safari Bar è un bar, evidentemente, che si sviluppa sotto ad una fitta vegetazione. Ci sono un sacco di giochi per bambini e per adulti non troppo cresciuti, costruiti con legno e liane. C’è anche una torretta piuttosto alta su cui si può salire che ha l’aspetto dell’albero maestro della nave di Capitan Uncino.

Tra canneti e alberi di fico, potete trovare tavoli e panchine fatti con dei tronchi d’albero, scegliere di sedervi all’interno di capanne di paglia oppure seguire un piccolo sentiero per arrivare a delle panchine poste sulla cima di una roccia che guarda il mare.
Ci prendiamo due Karlovačko, cioè due birre croate, un piatto di olive, formaggio e cipolla cruda e ci mettiamo qui in silenzio a guardare come il cielo da azzurro diventi sempre più rosa e arancione man mano che il sole comincia la sua discesa. Anche il mare cambia, cambia la materia di cui è composto, la consistenza che sembra avere. Adesso non è più fatto di acqua fredda e limpida, che velocemente scorre e scivola. No, adesso sembra un corpo fisico, con una sua solidità, morbido ed invitante, ed io non resisto. Scendiamo tra gli scogli, ci spogliamo e ci tuffiamo. L’acqua è bellissima, è turchese e blu, i nostri occhi sfiorano il pelo dell’acqua e tra gli scogli neri si vede il sole che è ormai una palla incediata, un fuoco arancione che lentamente scende e si inabissa nel mare. Quando tutto comincia a tornare azzurro usciamo, ritorniamo al Safari Bar dove ceniamo con un piatto di sardine un panino ai calamari. Sono felice, sono felicissima, mi sento in armonia con l’universo, ma sopratutto con me stessa e con chi mi sta attorno.

L’ultimo giorno prendiamo una barca e andiamo all’Isola di Sant’Andrea, o Isola Rossa, a pochi minuti di navigazione dal centro di Rovigno, seguendo il consiglio della signora che ci affitta una stanza in questi giorni.
La meta sembra effettivamente molto quotata. Resto basita quando approdiamo davanti all’hotel più brutto che io abbia mai visto in vita mia, un casermone di cemento che sembra essere stato costruito apposta per rovinare l’isola. Percorrendo a piedi il perimetro dell’Isola verso est ci sono diversi punti in cui potersi accomodare sugli scogli; arrivati esattamente dalla parte opposta a quella in cui siamo approdati c’è la spiaggia antistante all’hotel, con bar chiassosi e gonfiabili in acqua. Qui c’è un pontile che collega questa parte dell’isola di Sant’Andrea con quella che una volta era un’isola indipendente, l’Isola di Maskin. Qui si sta meglio, l’unica traccia dell’hotel è il fatto che volendo si possono noleggiare degli sdrai da potersi portare un po’ dove si vuole. L’isolotto è piccolo e si percorre a piedi in pochi minuti. Si può trovare posto all’ombra della pineta o su qualche scoglio bianco. Più ci si addentra nell’isola più si ritrova una certa quiete. Quello che c’è da dire è che il mare merita lo sforzo di superare tutto questo orrore umano; l’acqua è veramente bellissima e mi ricorda quella della Sardegna. Al centro dell’isola di Maskin c’è un “mausoleo” di cui non abbiamo capito il perchè, che non è che un ulteriore elemento alla sensazione di stranezza di questo luogo.

Ritorniamo a Rovinj e siamo costretti a salutarla. Ci prendiamo il tempo per farlo in un bar, “Mediterraneo“, che ha dei deliziosi tavolini colorati posizionati sugli scogli, in riva al mare. Anche i gabbiani sembrano interessati a bere qualcosa, forse il mio stesso cocktail alla frutta con ananas fresco? Probabile visto quant’è buono.

Ripartiamo verso casa al calar della sera e per strada, mentre passiamo attraverso la Slovenia, vedo una stella cadente.
Non faccio neanche in tempo ad esprimere un desiderio, ma tanto è 20 anni che quando mi capita esprimo sempre lo stesso.
Mi sembra un’ottimo segno di chiusura di un meraviglioso weekend. La voglia di tornare in Croazia c’è già, questa terra è così vicina e c’è così tanto da scoprire; abbiamo saputo che ci sono delle navi relitto della prima guerra mondiale non troppo distanti dalla costa, stiamo pensando di iscriverci ad un corso di immersioni e poi tornare per vederle, e poi di andare anche ad immergerci nei mari egiziani… ma queste sono altre storie.

 

Dischi ascoltati
Eagles of Death Metal, Death By Sexy

Libri letti
Fedor Dostoevskij, Delitto e Castigo

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