In questo viaggio sono a Messina per ritrovare vecchi amici che ho aspettato troppo tempo per riabbracciare. I giorni che mi aspettano sono fatti di mare gelido, di frammenti sconnessi, di lunghe pause di ozio sotto al sole, di ricordi, desideri e sere passate a tirare tardi. E cosi, senza potere e senza voler dare un filo logico a questo mio racconto, districo pensieri e momenti.

La prima vista che mi accoglie è quella di un lenzuolo di nuvole che copre il cielo e rende perlato il sole, che si riflette nel mare al calar della sera. L’acqua è trasparente come e più di quella del rubinetto e quando l’onda si rigonfia prima di infrangersi sulla spiaggia di minuscoli sassolini si vede tutto ció che sta dentro e dietro di essa. A terra, poco più in là del confine tracciato da una linea costantemente inumidita e lambita dal mare, piccole meduse viola brillano e riflettono i raggi del sole. Beviamo una Birra dello Stretto, un birrificio aperto da poco da persone rimaste senza lavoro quando la Heineken ha comprato la Birra di Messina e ne ha spostato la produzione a Taranto, e guardiamo la costa della Calabria che si erge davanti a noi. Sembra possibile toccarla allungando la mano. A sporgere verso di noi è lo scoglio di Scilla, mentre noi oziamo a Cariddi.

Appena apro gli occhi nel mio primo risveglio messinese provo la voglia irresistibile di tuffarmi nel mare. Oggi ció equivale a buttarsi in una vasca di ghiaccio che anestetizza il corpo e scuote la mente. Mi abituo alla temperatura dell’acqua che ormai mi arriva alle cosce, mentre tre pesci coloratissimi ispezionano i miei piedi ed io immobile osservo le loro sfumature. Mi distendo poi sul pelo dell’acqua che senza sforzo mi sorregge, con il sole sul viso e la leggerezza di non avere peso. Se mi metto in ascolto mi sembra quasi di sentire il rumore dei sassolini muoversi sul fondale.

È poi l’ora di una doverosa colazione con la famosa granita siciliana al caffè con panna e brioche. La dolcezza della panna mi entusiasma. Nella terrazza colorata e fiorita di questo bar sul lungo mare ci godiamo questa prelibatezza e una canzone di Jamiroquai ci accompagna in sottofondo.

Grazie ad amici vecchi e nuovi che confermano i luoghi comuni sull’ospitalità delle persone del Sud, andiamo a fare una gita pomeridiana a Milazzo. Passiamo prima per via Rotolo dove si trova la casa d’infanzia dell’amica che mi ha seguita in questo viaggio. Più avanti, scendendo verso il mare, arriviamo a Capo Milazzo dove si trovano le Piscine di Venere. Tra rocce e fichi d’india si sono formate delle vasche naturali che trattengono l’acqua del Tirreno rendendola calma ed accogliente. Ci sediamo sul bordo di queste piscine e sotto ai miei piedi la roccia sprofonda nel mare più freddo e più blu. Su tutta la sua superficie si alternano diverse specie di flora marina dai colori sgargianti, che ondulano insieme alla corrente.
La vista da Capo Milazzo sembra abbracciare tutto il mare e un mezzobusto bianco rimane a fissare l’orizzonte anche quando noi ce ne andiamo per rientrare a Messina.

Lista di cose mangiate:
• Focaccia messinese con pomodorini scarola e acciughe, nonchè la sua variante alla norma
• Arancini (a punta); dopo numerosi confronti e teorie mi aggrego alla fazione di coloro che tengono la punta per sotto e partono a mangiare l’arancino dall’alto. Imparo anche che l’arancino è concepibile solo col sugo, che quello in bianco è per i malati. Concordo pienamente
• Cannoli di ricotta; nessun bisogno di spiegazioni
• Pesce; scorpacciata di pesce spada, gamberi freschi, pesciolini fritti, cozze e vongole. Io molto felice
• Birra dello stretto; da sostenere
• Amara; amaro alle arance che non ho fatto a tempo ad acquistare in aereoporto pena la perdita dell’aereo
• Granita al caffè con panna; giá descritta in precedenza
• Pituni; qui non è facile spiegare senza offendere nessuno con paragoni azzardati, tuttavia oso dire che i putuni sono una specie di panzerotto ripieno di formaggio (se non sbaglio tuma), scarola e acciughe
• Dulcis in fundo brioche col gelato al pistacchio mangiando la quale ho seriamente valutato di mollare tutto e trasferirmi qui.

Informazioni utili;
Messina si sviluppa in lungo come se tutti volessero stare vicino al mare (e ci credo). Per qualche giorno di mare una casa sulla litoranea è perfetta, perchè vi basterà sciabattare per pochi metri per passare dal letto alla spiaggia. Ad un certo punto troviamo due località messinesi, Granzirri, dove ci sono dei laghi artificiali in cui si coltivano le cozze, e Torre Faro, e guai a voi a dirgli che sono messinesi, qui sono faroti.

Nel punto più distante che ho raggiunto, dove le correnti dello stretto formano fiumi attratti dalla luna, si mischiano ricordi felici e dispiaceri che mi annodano lo stomaco in un unico groviglio. Arrivando qui, vera meta del mio viaggio, non posso che osservare il posto preferito di un amico e immaginarmelo seduto accanto che sorride con quei denti bianchi e gli occhi socchiusi.
Lo ricordo con piacere guardando il mare e con ancora più piacere a quello stesso mare do le spalle e guardo quello che si sta svolgendo sulla spiaggia; la sua festa di compleanno, il 23FEST, un concerto sulla spiaggia organizzato dagli amici e dai parenti di Pietro.
Nonostante tutto, penso che una persona si misura sulla base di quello che lascia dietro di sé. E se un gruppo numeroso di persone in soli sei mesi e in modo quasi del tutto improvvisato riesce a reagire ad una perdita, pensare ad un evento, organizzarlo nei minimi dettagli e alla fine realizzarlo, se c’è tutto questo ed è quello che sto guardando, allora per forza quello che si è seminato è solo amore, e “è solo amore se amore sai dare”.

Saluto questi giorni con lo stomaco chiuso e il cuore felice distesa con gli amici sulla spiaggia a ridere in una notte senza stelle.
A molto presto Messina, e grazie a coloro che hanno reso possibile questo viaggio.

Dischi ascoltati
Zen Circus, Andate tutti affanculo

Libri Letti
L. Sciascia, Candido, ovvero un sogno fatto in Sicilia

 

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