Nel mese di settembre, per circa un weekend, la città di Treviso ospita un’ormai importante manifestazione che porta il nome di Treviso Comic Book Festival, TCBF, appunto.
Treviso non è però solo un ospite, è un complice attivo che si lascia attraversare da un certo numero di persone che passeggiano spedite per le sue strade con un libricino in mano e a passargli accanto si sentono frasi come “guarda che al 12 chiude alle 18”, “dai che al 5 tra poco comincia l’incontro con l’autore”, “ma no andiamo prima al 4 e poi all’11”. Strani, molto strani, ma non sono altro che gli appassionati e i curiosi che consultano il ricchissimo programma del festival e percorrono la città passando da una mostra all’altra. Si perchè il TCBF allestisce oltre 20 mostre nei più disparati spazzi cittadini, dai prestigiosi Palazzi privati che aprono al pubblico, ai luoghi delle Fondazioni, fino ai centri sociali e alle sedi dei collettivi.

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A passeggio con una mappa dunque, così si vive il TCBF, che diventa quindi anche un itinerario alternativo per scoprire la città di Treviso, un motore del suo turismo e anche un beneficio per le sue attività commerciali. In poche parole, il TCBF è un perfetto esempio di come la cultura sia un valore per il territorio e di come gli eventi culturali siano una risorsa per una città, di come la sappiano animare in un modo del tutto particolare, creando quel fermento dato da un misto di voglia di curiosare, incontrare, scoprire, percorrere, assaggiare, assaporare, ed in sottofondo si alza questo brusio, sempre più forte, che è il suono dei cervelli che si accendono.
E in questo caso cervelli che si mettono in moto e camminano dunque, attraversando la città alla ricerca dei luoghi del festival e delle mostre da visitare. Mostre prestigiose, in cui si espongono i lavori di disegnatori, illustratori, fumettisti e artisti da tutto il mondo.
Comic Book, ma non solo, questo festival è un festival dell’arte, e si distingue proprio per questo dai più tradizionali eventi dedicati al fumetto, che nell’immaginario di molti di noi (profani come me) sono legati ai manga e ai cosplay. Questa caratteristica ha forse reso il TCBF più fruibile ad un pubblico più ampio rispetto a quello di nicchia (per niente profana) che di solito popola gli eventi legati al fumetto.
Lungo il percorso, il primo segno della presenza del TCBF a Treviso è dato dal progetto “Cento vetrine”. Le vetrate degli esercizi commerciali della città sono abbellite da piccole opere create per l’occasione.
Ma insomma quest’anno? Che hai visto?

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(fonte foto)

Cominciamo in pompa magna dagli spazi Bomben della Fondazione Benetton in via Cornarotta 79 in cui è stata allestita la mostra Andy Rementer is back, di Andy Rementer.

La mostra si chiama così perchè è realizzata da un figliol prodigo che torna davvero a casa. Andy Rementer infatti è un artista statunitense che vinse una delle pochissime borse di studio in circolazione per entrare a Fabrica, un centro studi sulla comunicazione del Gruppo Benetton, che ogni anno seleziona pochissimi giovani da tutto il mondo i quali hanno la possibilità di transitare e lavorare in questi spazi per un anno.
Oggi Andy Rementer è un artista affermato, che quasi tutti conosciamo senza saperlo perchè “ah ma va, era lui quello degli spot di mtv!”, e che è tornato a Treviso con questa mostra personale che lo celebra.


Dirigendoci verso la mostra successiva attraversiamo la città sotto una bellissima giornata di sole settembrino. Passiamo per Piazza dei Signori, la principale piazza trevigiana, circondata da alcuni palazzi storici ossia il Palazzo del Podestà sede dell’antica Signoria Trevigiana (da qui il nome della piazza stessa), Palazzo dei Trecento antica sede del Maggior Consiglio, il Palazzo Pretorio e la prima sede della Biblioteca e della Pinacoteca comunale.
Sotto la torre dell’orologio, vi è una delle prime sedi della Pizzeria da Pino, una pizzeria in cui andavo spesso da bambina con i miei genitori nelle sere d’estate, a gustarmi un’ottima pizza al fresco nel grande plateattico del ristorante.
Oggi Pino ha aperto tantissime sedi nel trevigiano e nel veneziano, guadagnandosi una certa fama. La pizza è ancora ottima e, oltre alle tradizionali pizze tonde, oggi potete ordinare la “pizza al metro”, ossia un vero metro di pizza al gusto che preferite da condividere con gli amici.
Qui vicino, con una piccola deviazione in vicolo Podestà, potrete anche scoprire la Fontana delle Tette, dove un mezzobusto di donna zampilla sfacciatamente acqua dai due seni, offrendo ai più una fotografia ironica delle vacanze a Treviso.
Vi segnalo che nella stessa piazzetta che ospita la Fontana c’è una vecchia merceria che espone un’intera parete di bottoni. Ultimamente ne sono appassionata (qui e qui alcuni degli anelli che realizzo), così una volta mi sono fermata a chiacchierare e ho saputo che questa storica merceria si avvale di una enorme soffitta della bisnonna, piena zeppa di scatoloni contenenti bottoni d’antiquariato, di quelli ancora fatti in corno e cuciti a mano.

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Proseguendo, arriviamo in Riviera Garibaldi che ci conduce piacevolmente in un percorso a bordo fiume fino a Palazzo Giacomelli dove si trova la mostra 50 anni di Cavazzano, di Giorgio Cavazzano.

Ho conosciuto la figura di Giorgio Cavazzano solo qualche anno fa, quando per lavoro mi capitò di andare in un ex manicomio ad intervistare una persona che oggi li da spazio di condivisione e svago alle persone malate di alzheimer e alle loro famiglie. Chiacchierando, questa persona mi accompagnò in un’altra ala del vecchio centro di salute mentale in cui in quel momento era allestita una mostra di Cavazzano, ad uso principale degli studenti delle elementari e delle medie della città che vi si recavano in gita e che contestualmente avevano anche l’occasione di disegnare con Cavazzano stesso.
Ho avuto così la possibilità di conoscere la storia di questo artista, che sotto sotto conosciamo tutti, perchè tutti abbiamo letto almeno una volta una storia di Topolino o di Paperino, sua, senza saperlo.

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La mostra allestita in occasione del TCBF 2017 ha saputo mostrare un bel panorama su quella che negli ultimi 50 anni è stata l’opera di Cavazzano.
Entrando, prima di tutto, lo spettatore viene condotto alle tavole che l’artista ha realizzato per la storia disney “Topo Maltese; la ballata del Topo Salato” in omaggio all’altro cinquantesimo importante che ci ritroviamo a festeggiare, quello del personaggio di Corto Maltese, di Hugo Pratt.
Proseguendo, tante tavole di Topolino e Paperino sono disposte accostandovi i bozzetti e gli schizzi preparatori, che tanto bozze a me non sono sembrate. Piuttosto, sapientissime illustrazioni realizzate solo con la buona e vecchia matita. Tutti abbiamo usato una matita, ci è chiaro come sia fatta, quali siano le sue possibilità, come essa funzioni e ci ricordiamo anche dei disegnetti che abbiamo provato a fare e che poi abbiamo appallottolato e buttato via. Vedere una bozza di Cavazzano disegnata con quella stessa matita ci fa percepire con più coscienza quanto sia elevata la bravura di questo artista. Così, secondo me, la matita può creare un ponte tra il visitatore e l’artista.

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Infine, tra Dylan Dog, Altai e Jonson, dopo Paperinik e Macchia Nera, accediamo all’ultima stanza dove sono esposte alcune opere della collezione privata di Cavazzano, che in pochi hanno potuto ammirare prima del TCBF 2017.

Lasciamo Palazzo Giacomelli per dirigerci verso Palazzo Manin, una residenza privata che quest’anno ha deciso di aprire le sue porte al TCBF ospitando non una ma ben due mostre.
La prima è Tutti i segni di Nina, di Nina Bunjevac, che mostra per la prima volta in Italia delle tavole originali di alcune storie realizzate e pubblicate dall’artista serba-canadese.
Se pensate che i fumetti siano divertenti, entrare in contatto con l’opera di Nina Bunjevac vi farà cambiare decisamente idea. In Heartless, Fatherland e Bezimena, i tre libri di Nina, non c’è proprio niente da ridere.
La protagonista del primo libro è Zorka, depressa cronica e fumatrice incallita. Il secondo, autobiografico, parla di come all’età di due anni Nina sia fuggita dal Canada con la madre per andare a vivere in Jugoslavia, scappando dal padre, un terrorista serbo che morirà costruendo una bomba. Il terzo libro, infine, deve ancora essere pubblicato, ma dalle tavole che abbiamo potuto vedere in anteprima al TCBF c’è da scommettere che esso non costituirà la svolta di ilarità della buona Nina. D’altra parte l’autrice afferma che la sua arte non è altro che il miglior mezzo che lei abbia saputo trovare per fare un po’ di terapia ed autoanalisi.
Quello che mi è piaciuto di più di questa mostra è che essa ci permette di capire che l’illustrazione ed il fumetto sono un vero e proprio linguaggio, che sa comunicare qualsiasi tipo di idea, pensiero e sentimento. Non si tratta solo di ‘libri per ragazzini’, come a volte si crede.
In tutto ciò, lo stile di Nina caratterizzato da un bianco e nero violento è bellissimo, ma non essendo un’esperta non mi permetto di scendere nei dettagli.
Vi consiglio comunque di scoprire di più su questa artista, cominciando da qui e qui.



(Lo so, le foto non sono un gran che, ma mi stavano per sbattere fuori perché dovevano chiudere la mostra)

Salendo al secondo piano di Palazzo Manin cambiamo completamente registro ed entriamo nella mostra Viaggio in Islanda, di Guido Scarabottolo.

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La mostra parla di un viaggio in Islanda che l’autore non ha mai veramente compiuto.
Quando qualcuno lo chiamò per chiedergli se avesse a disposizione delle tavole su questo Paese lui ci pensò su un attimo e invece che dire di no, disse di si.
La sua immaginazione lo trasporta quindi in Islanda ed egli ne rappresenta alcuni caratteristici paesaggi come i gayser, il vulcano, gli iceber. Spesso, compaiono piccolissimi uomini neri, puntini, se messi in scala con questi grandi elementi naturali.
Ma non solo; Scarabbotto realizza anche tavole di sole linee, di soli punti, di vortici tracciati a matita. “I disegni sono stati realizzati su carta siciliana, con inchiostri tedeschi e pennelli cinesi, e con l’aiuto di un pastello austriaco, un gessetto francese e un carboncino belga”.
Le tavole vengono pubblicate accompagnate da didascalie, che non dicono niente, che non hanno parole, ma sono solo linee. L’autore, infatti, dice che erano anni che covava il desiderio di scrivere un libro senza nessuna parola.
Questa mostra onirica, molto ironica, fa venire voglia di andare a bere qualcosa con Guido Scarabottolo.

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(fonte foto)

Come direbbe qualcuno, “ormai s’è fatta na certa”, e prima di visitare gli ultimi due appuntamenti scelti per questa giornata itinerante per Treviso, decidiamo di fare una sosta per un aperitivo, anzi due.

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A pochi passi da Palazzo Manin, in via Barberia 20, si trova la storica Osteria dalla Gigia in cui per tradizione si ordina “un pezzo e una cedrata”.
Il “pezzo” che la rende amatissima è la mozzarella in carrozza con prosciutto o con acciuga preparata al momento, e ciò è testimoniato dai vassoi che vengono continuamente sfornati.
Anche se sarete distratti dagli altri ‘cicchetti’ presenti nel banco, come pizzette e focacce, e un po’ presi per ordinare perchè dalla Gigia c’è sempre il pienone, non uscite prima di aver dato un’occhiata al muro alle vostre spalle dove sono esposti tantissimi vecchi modelli di telefoni cellulari.

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Un altro bel posticino in zona, proprio dietro Piazza dei Signori è l’Osteria Tre Visi, in vicolo Trevisi 25. All’interno l’ambiente è accogliente come solo le osterie tradizionali sanno essere, all’esterno la presenza di una piccolissima piazzetta conferisce al posto un clima di estraneazione da tutto ciò che c’è attorno, perfetto quindi per trovare un po’ di relax. Al banco potete trovare diversi vini e tanti tipi di cicchetti buonissimi.
Nel 2006 è stata recensita dalla Guida alle Osterie d’italia di Slow Food.

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Ora che ci siamo rifocillati siamo pronti a ripartire.
Ormai sono quasi le 18.00 e ci rechiamo alla vicina Ca’ dei Ricchi per assistere all’inaugurazione con l’autore della mostra Codex Seraphinianus e altre divagazioni, di Luigi Serafini.

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Il Codex Seraphinianus è un’enciclopedia surreale realizzata tra il 1977 e il 1978 e pubblicata per la prima volta nel 1981 da Franco Maria Ricci. L’opera offre al lettore più di mille illustrazioni che insieme costruiscono un mondo fantastico, popolato di ingranaggi immaginari, creature surreali, piante inesistenti, leggi fisiche strampalate, tecnologie visionarie di cui l’autore fornisce spiegazione didascalica, proprio come in un’enciclopedia. A ben guardare però, ci si accorgerà che le didascalie non sono scritte in nessuna lingua reale e che anch’esse non sono altro che segni frutto della fantasia di Luigi Serafini.
Il Codex è diventato negli anni un libro di culto, un punto di riferimento e di ispirazione per moltissimi personaggi conosciuti come Italo Calvino, Federico Fellini, Tim Burton,  Federico Zeri, Giorgio Manganelli, Achille Bonito Oliva e molti altri.

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(fonte foto)

L’inaugurazione è stata un’occasione interessante per conoscere più da vicino Luigi Serafini, che con estrema cordialità ed un bel sorriso sul volto ha raccontato di quando da giovane viaggiò per l’America, entrando in contatto con tutta una generazione di giovani pieni di voglia di comunicare, di interconnettersi, di intersecarsi. Un humus da cui poi nacquero i grandi cambiamenti e da cui mosse i primi passi internet, che oggi è un mezzo di comunicazione ed interconnessione planetario.
Serafini, sognante, ci spiega che all’epoca furono in molti coloro che gli consigliarono di realizzare delle tavole e di limitarsi ad esporle nelle gallerie e a venderle. Ma lui voleva a suo modo rincorrere quella voglia di comunicare, di trasmettere, e decise di realizzare un libro perchè in quegli anni questo era lo strumento più adatto per far circolare le sue opere. Se dovesse lavorare al Codex oggi, dice, ne farebbe sicuramente un blog.

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(fonte foto)

Visto che ormai ci sentiamo pienamente a nostro agio nei panni di due persone molto molto mondane, che non mancano mai a nessun happening e che bevono champagne rigorosamente col mignolo alto, partecipiamo ad un altro vernissage che questa volta si tratta di Cosmologia, di Jesse Jacobs che si svolge in via Pescatori 13 presso Spazio Dintorni, che vi giuro era la sede perfetta per sentirsi dei galleristi a New York.
Ormai inserita nell’esclusivo ambiente artistico, mi faccio raccontare dalle persone giuste la storia della sede di questa mostra.
Tecnicamente, l’esposizione doveva svolgersi in un posto che sta a tre civici più in là e che porta il nome di Spazio Paraggi. Per qualche disguido però, ciò non è stato possibile. Difronte alla possibilità che la mostra si spostasse in qualche altro luogo della città, i gestori di una pizzeria di via Pescatori che ogni anno allestiscono un piccolo bar in strada hanno detto “fermi tutti, ci pensiamo noi”.
E così nasce Spazio Dintorni, ricavato da un qualcosa che ha tutta l’aria di essere un vecchio garage o negozio in disuso, di proprietà dei ristoratori. I muri vengono rivestiti di bianco, le opere affisse, delle linee di led colorati vengono sapientemente piazzate nei punti strategici e agghindando l’ingresso con dei nastri colorati il gioco è fatto. Il risultato è fenomenale.

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(fonte foto)

Ormai catapultati nei festeggiamenti, concludiamo la giornata passando la serata al Django, un centro sociale non distante dal centro di Treviso sede da un paio di anni della festa del TCBF, aperta a tutti e ad ingresso gratuito.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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